Recensione tratta da Corriere.it
http://www.corriere.it/la-lettura/lapagella/notizie/pagella-d-orricoandrea-camilleri-la-cappella-di-famiglia-987878fc-b595-11e6-a2c1-e1ab33bf33ae.shtml
Andrea Camilleri, La
cappella di famiglia e altre storie di Vigà ta, 2016, Sellerio, pp. 336,
euro 14
Nella cittadina
camilleriana per antonomasia decidono di battersi a duello, in nome dell’onorabilità o meno della Regina, don Michele Piazza, focoso
repubblicano, e il colonnello Anselmo Capatosta, «monarchico fino alla sola
delle scarpi». È il primo duello mai verificatosi nella storia di Vigà ta e la
novità innesca una reazione a catena di innumerevoli altre sfide come se fosse
scoppiata un’epidemia di offese da lavare col sangue. A cercare di
regolamentare le numerose contese provvede, codice Gelli alla mano (il manuale
che fa legge nelle tenzoni cavalleresche), il notaio Prestigiacomo. Ma il
codice Gelli, come scoprirà presto a sue spese il povero notaio, contiene
articoli nei quali è difficile raccapezzarsi e che ricordano il Comma 22
di Joseph Heller: «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni
di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo».
Il duello è
contagioso, il racconto che inaugura la raccolta, è trascinante. Né sono da meno gli altri, da quello che dà il titolo al libro e si svolge
allegramente dentro un cimitero a Teresina che è un’antifavola di
Cenerentola, una Cenerentola dark. Se venisse fuori la notizia che è stato
Camilleri lo scriba delle Mille e una notte per me non costituirebbe uno
scoop, l’ho sempre pensato. Livio Garzanti, suo primo editore, uomo dal
proverbiale caratteraccio e di rari complimenti, diceva che le storie di
Camilleri erano «partiture mozartiane». Musica, maestro.
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