Recensione tratta da mymovies.it
Truth
- Il prezzo della verità
Un film di James Vanderbilt
Con Cate Blanchett, Robert
Redford, Elisabeth Moss, Topher
Grace, Dennis
Quaid.
Titolo originale Truth. Biografico, durata 121 min. - USA,
Australia 2015
Nel 2005 Dan Rather,
celeberrimo anchorman
del network televisivo americano CBS, rassegnò le sue dimissioni in seguito
alla controversia esplosa dopo la messa in onda di un servizio che metteva in
discussione l'appartenenza dell'allora presidente George W. Bush alla Guardia
Nazionale Aerea durante la guerra nel Vietnam. Responsabile di quel servizio
era Mary Mapes, una produttrice televisiva che, per il programma giornalistico
"60 Minutes", aveva realizzato molti storici scoop con grande intuito
giornalistico. Maples ha poi raccontato la storia di quella controversia in un
memoriale che è la base su cui James Vanderbilt, sceneggiatore alla sua prima
regia (nonché erede della celebre dinastia di bramini newyorkesi), ha
strutturato il copione di Truth,
solido e coinvolgente dramma nella tradizione americana del cinema
hollywoodiano che esplora i rapporti tra politica e giornalismo.
La
messiscena è classica e rigorosa, anche se dichiaratamente di parte, ovvero
dalla parte di Mary Mapes e di Dan Rather, e racconta con ritmo incalzante e
continui colpi di scena ciò che succede in un network televisivo quando il
gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare. Ma al di là del resoconto della
vicenda realmente accaduta, Truth
è una riflessione su come sta cambiando la cronaca e come, in particolare, stia
scomparendo il giornalismo di inchiesta: troppo costoso, troppo pericoloso,
troppo soggetto al fuoco incrociato dei poteri forti e del popolo di Internet,
che se da un lato ha fatto da cane da guardia della libertà di informazione
(merito cui la sceneggiatura, colpevolmente, non fa cenno), dall'altro ha dato
voce a centinaia di anonimi troll e lanciatori di fango, ancor più velenosi
quando il bersaglio appartiene al sesso femminile.
[...]
La
regia di Vanderbilt è scolastica nel senso migliore del termine, perché
privilegia una narrazione lineare che rinuncia ai tocchi (ma anche ai vezzi)
autoriali che un Oliver Stone,
ad esempio, avrebbe senz'altro utilizzato per raccontare questa storia. Le
complicazioni della trama sono semplificate dagli stessi espedienti visivi che
caratterizzano i programmi televisivi di approfondimento politico, e il
montaggio serve ad aggiungere spettacolo e pathos ad una storia altrimenti
troppo didascalica.
Truth si colloca su un crinale storico, quello fra informazione
vecchio stile, affamata di scoperte e coraggiosa fino all'incoscienza, e
informazione nell'epoca in cui le notizie non si cercano ma rimbalzano di sito
in sito, di blog in blog, senza che chi le ripropone si prenda la
responsabilità di verificarne la veridicità (ma di certo si prende il gusto di
fare le pulci alle rivelazioni altrui). Il rischio, afferma il film, è quello
di dimenticare l'imperativo deontologico della seconda (e terza, e quarta)
domanda per concentrarsi su sterili querelle e gogne mediatiche sempre utili a
chi vuole che le notizie, quelle vere, passino in secondo piano.
Cate Blanchett è efficace come sempre nel ruolo di Mary Mapes,
ma risente dell'impostazione classica hollywoodiana della sceneggiatura che le
toglie quella libertà di movimento necessaria ad utilizzare le sue corde più
sottili. Perfettamente in parte, invece, il liberal
Robert Redford, che mette i suoi quasi ottant'anni a frutto nell'incarnare la gravitas (ma anche la
fragilità fisica) di un giornalista duro e puro entrato a far parte del mito
americano.
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