Recensione tratta da Corriere.it
http://www.corriere.it/la-lettura/lapagella/notizie/pagella-d-orricoandrea-camilleri-la-cappella-di-famiglia-987878fc-b595-11e6-a2c1-e1ab33bf33ae.shtml
Andrea Camilleri, La
cappella di famiglia e altre storie di Vigàta, 2016, Sellerio, pp. 336,
euro 14
Il 2 marzo 1912
in un alberghetto a ore nei pressi del Pantheon, un tenente di cavalleria che
faceva la bella vita uccide a pugnalate, dopo un litigio, la sua amante, la
bellissima contessa Giulia Trigona di Sant’Elia, sposata, madre di figli e
prima dama di compagnia di Sua Maestà la Regina Elena. Così come il battere di
ali di una farfalla in Brasile provoca un tornado in Texas, il fatto di sangue
romano rimbalza dalla Capitale fino al lontano Circolo di Conversazione di
Vigàta.
Nella cittadina
camilleriana per antonomasia decidono di battersi a duello, in nome dell’onorabilità o meno della Regina, don Michele Piazza, focoso
repubblicano, e il colonnello Anselmo Capatosta, «monarchico fino alla sola
delle scarpi». È il primo duello mai verificatosi nella storia di Vigàta e la
novità innesca una reazione a catena di innumerevoli altre sfide come se fosse
scoppiata un’epidemia di offese da lavare col sangue. A cercare di
regolamentare le numerose contese provvede, codice Gelli alla mano (il manuale
che fa legge nelle tenzoni cavalleresche), il notaio Prestigiacomo. Ma il
codice Gelli, come scoprirà presto a sue spese il povero notaio, contiene
articoli nei quali è difficile raccapezzarsi e che ricordano il Comma 22
di Joseph Heller: «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni
di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo».
Il duello è
contagioso, il racconto che inaugura la raccolta, è trascinante. Né sono da meno gli altri, da quello che dà il titolo al libro e si svolge
allegramente dentro un cimitero a Teresina che è un’antifavola di
Cenerentola, una Cenerentola dark. Se venisse fuori la notizia che è stato
Camilleri lo scriba delle Mille e una notte per me non costituirebbe uno
scoop, l’ho sempre pensato. Livio Garzanti, suo primo editore, uomo dal
proverbiale caratteraccio e di rari complimenti, diceva che le storie di
Camilleri erano «partiture mozartiane». Musica, maestro.